PRESS: Dalle Alpi agli Appennini: Trainatori e trainati

Nell’immaginario del volovelista Rieti è la patria del volo a vela in Italia. Sull’aeroporto, inaugurato per scopi militari durante la Seconda GM, dal dopoguerra si vola principalmente con gli alianti e ancora oggi si svolgono numerosi trofei e Campionati.

Fu a Rieti, nel 1985, che per la prima volta un italiano vinse il Mondiale di volo a vela: un certo Leonardo Brigliadori. In tutte le scuole di volo a vela se ne parla come una tappa obbligata per accrescere la propria esperienza come pilota. Da tempo pensavo di partecipare ad uno “Stage di perfezionamento” organizzato a Rieti dall’Aero Club Centrale Volo a Vela (VFR Aviation dello scorso mese) e curato dal prolifico Alessandro Bruttini: in pratica una settimana di full-immersion in cui si viene seguiti a terra e in volo per ottenere il massimo dall’esperienza e volare in sicurezza. Trainare, sì, ma abilitati Qualche mese prima scopro che il direttore della Alisport, nonché il mio capo, Stefano Ghiorzo (due volte campione del Mondo volo a vela) intende partecipare allo stage come tutor, proprio nella settimana in cui altri amici di Alzate mi avevano proposto di andare a Rieti. Le coincidenze non finiscono qui: come Alisport, avevamo appena finito il montaggio di uno Yuma, ovviamente dotato di gancio per traino alianti. L’idea di organizzare il trasferimento dell’aliante a traino fino a Rieti (LIQN) con mezzi ultraleggeri a quel punto è praticamente nata da sola e mancava solo l’ultimo tassello, ovvero la necessaria abilitazione di cui sia io che Stefano eravamo sprovvisti. Fortunatamente gli amici di Pavullo, Fabio Venturelli e Roberto Gianaroli, hanno organizzato ad hoc il primo corso di abilitazione al traino ultraleggero utilizzando proprio i nostri Yuma e Silent Electro come mezzi della scuola. Lunedì 12 luglio con lo Yuma decolliamo presto da Alzate Brianza (LILB) in direzione di Pavullo (LIDP), dove abbiamo disponibile il Silent Electro. Appena arrivati, con Fabio cominciamo il corso di traino aereo, prima teorico e poi pratico, per un totale di 4 allievi. Le ore di volo necessarie non sono poche e per trainare in sicurezza è bene vedere come bisogna comportarsi in tutte le situazioni. Mi ha colpito il calo delle prestazioni dell’aereo, seppur trainando un aliante ultraleggero come il Silent Electro (315 Kg MTOW). L’accelerazione a terra si riduce molto (mentre dall’aliante lo si nota meno a causa dell’effetto elastico del cavo) e anche il rateo di salita viene decimato, complice soprattutto la poca penetrazione aerodinamica dello Yuma; si tratta di un mezzo prettamente STOL, completo di slat e ruote tipo Tundra, progettato per un uso totalmente diverso dalle lunghe tratte di crociera. Come trainatore mi è stata fondamentale l’esperienza fatta sull’aliante “da trainato”, per riuscire ad agevolare la vita all’aliante dietro, anticipandolo ed evitando cambi di velocità e assetto che normalmente non sono nemmeno percepiti, ma a traino si amplificano e si riflettono sull’aliante.

Si va a Rieti, trainatore e trainato

Finito il corso, e freschi di abilitazione trascritta “a mano”, abbiamo quindi attaccato il cavo e siamo decollati verso Rieti. Io sul trainatore e Stefano sul Silent Electro. Fortunatamente il tempo era bello, ma gli impegni ci hanno spinto a volare nel primo pomeriggio quando l’attività termica sugli Appennini era molto forte. La scelta si è rivelata sbagliata: confrontandoci con trainatori esperti, ci hanno confermato come queste condizioni per traini così lunghi siano molto stancanti, preferendo evitare le ore centrali del giorno. La mattina presto, quando possibile, è il momento migliore. Grazie a un discreto vento in coda abbiamo volato a circa 135 km/h di GS (ground speed, la velocità indicata dal GPS), in rotta diretta schivando solo il CTR di Perugia. Dopo quasi due ore vedo le cascate delle Marmore in funzione e la piana di Rieti, mentre Stefano ha già sganciato su Todi per volare a vela gli ultimi km. Chiamo l’AFIS dell’aeroporto e con vento da nord mi autorizzano per la 34L, sorvolando in finale tutta la città col cavo “a penzoloni”. Poco dopo atterra Stefano sulla 34R, dedicata agli alianti. Siamo arrivati. Veniamo accolti dai ragazzi del club Centrale e dagli altri stagisti, in un clima subito goliardico tipico della zona, tutto amatriciane, proverbi e barzellette! Nel frattempo ci raggiunge con i nostri bagagli l’amico di Alzate Marco Marelli, che questa settimana farà anche lui da tutor. L’aeroporto di Rieti è davvero di grandi dimensioni, con molte infrastrutture per ogni tipo di attività: dalla Protezione Civile all’acrobazia, dal VDS al volo a vela, fino al campo di aeromodellismo e il campeggio. Il “Centrale” dispone di un’ottima flotta di alianti e trainatori a disposizione per gli stage e per i soci. Anche gli hangar sono numerosi e non fatichiamo a sistemare gli aerei al coperto.

Grazie FES!

La mattina l’appuntamento è alle 9.00 per il briefing di Alessandro, a tutto campo tra procedure aeroportuali, descrizione e assegnazione alianti, presentazioni, metodo di volo e restrizioni di zona. Il vicepresidente del Centrale, Luigi Aldini, procede per le presentazioni degli stagisti; poi briefing meteo (quasi sempre “quasi” esatto!). Io ho volato con il Silent Electro ed ero l’unico dello Stage a decollo autonomo, quindi senza la necessità di aereo; mi hanno istruito sulla procedura standard di decollo, da rispettare fedelmente vista la presenza dell’AFIS sempre vigile al rispetto delle norme. Purtroppo a Rieti anche nel volo a vela occorre applicare la burocrazia aeronautica procedurale tipica del volo a motore, e non è semplice, in quanto volando in aliante si è totalmente concentrati sul pilotaggio e sulle scelte pratiche. Personalmente non ero abituato e lo sforzo di passare da una concentrazione a un’altra non è stato da poco. Il primo giorno di ambientamento è necessario per i nuovi  arrivati: il Silent Electro dispone del FES (motore elettrico frontale) che offre tempi istantanei di accensione, consentendo di utilizzare il motore anche per pochi secondi. Il FES apre un nuovo modo di volare a vela rispetto alle motorizzazioni tradizionali a combustione installate sulla pinna retrattile, che necessitano di lunghi tempi di apertura e retrazione e che nel frattempo decimano l’efficienza dell’aliante facendo perdere quota. Avevo quindi la possibilità di sperimentare liberamente e infatti, vista l’inesperienza nel luogo, mi sono trovato in un piccolo sottovento che mi ha sorpreso: ho immediatamente acceso il motore, riguadagnando la quota persa e la zona di pendio in ascendenza.

Benvenuti nel “Parco delle termiche”

Il secondo giorno è il più bello; ormai conosco i principali punti di riporto e riesco ad agganciare subito dopo il decollo sulle prime collinette vicino all’aeroporto, consumando pochissima batteria. Da quel momento spengo il motore e faccio la quota al mitico “aggancio sicuro” di Poggio Bustone, per poi ricongiungermi con gli altri in base cumulo sul Terminillo. Voliamo in tre gruppi: i più bravi con Stefano, e altri due gruppi con Marco e Alessandro. Il mio volo? Mi incollo alla coda di Alessandro insieme ad altri e, complice l’ottima giornata con basi a 2400 m, partiamo tutti per una lunga planata verso il monte Giano, poi Calvo, e infine raggiungiamo il colle di Preturo, appena a ovest dell’aeroporto dell’Aquila. Qui la massima è un po’ più bassa e decidiamo di planare verso la città sulla zona industriale a nord, dove incontriamo in termica gli altri dello stage per un bel “roccolo” (il termine indica un gruppo di alianti che girano nella stessa termica) tutti insieme! Lasciamo a 2500 m e, per dirla come Alessandro, puntiamo “sua maestà il Gran Sasso” da cui si intravede la costa adriatica sullo sfondo. Da qui la vista è davvero spettacolare. Sulla cima, per la verità, non troviamo grandi ascendenze che ci consentano di circumnavigare il Corno Grande, quindi viriamo a sud trovando un buon valore nelle pendici più basse del Gran Sasso, dove raggiungiamo 2700 m, sufficienti per planare veloci verso il Velino, costeggiando Ovindoli, con Celano e la piana di Avezzano poco più avanti. Lasciamo il Velino seguendo il costone fino alla cosiddetta “Lama di coltello”, dove facciamo nuovamente base cumulo per tornare a fionda in direzione Rieti, costeggiando il monte Nuria, il lago del Salto e Città Ducale. E come si conclude da queste parti un bel volo? Ovviamente a cena, con una vera apoteosi di goliardia con le migliori barzellette sui romani, sui carabinieri e qualche storiella, come la leggenda “del cavaliere nero” che, a quanto pare, solo noi in zona non conoscevamo! Dal terzo giorno in poi, purtroppo è entrata un po’ di stabilità e solo i più bravi sono riusciti a spostarsi lontano, in alcuni casi a costo di fare “fuoricampo” in altri aeroporti per poi tornare a traino. Ogni giorno è sempre peggio, fino agli ultimi giorni in cui il massimo ottenibile è fare un po’ di allenamento nelle termiche deboli in valle lottando per la sopravvivenza; i giorni che io chiamo “di selezione naturale”.

Un rientro impegnativo, un ottimo test

Intanto il Silent Electro è ormai diventato famoso a Rieti, complici i decolli in autonomia a motore elettrico e le lettere di immatricolazione “D-MYTO” con sigla di gara ER. Vi lascio immaginare, al decollo partivano i cori in romano “Mo’ partiamo co’ er myto”. Il penultimo giorno, sabato, notiamo che le condizioni meteo sono in peggioramento e decidiamo di tornare a casa prima, consci che incontreremo qualche rovescio localizzato. Quindi salutiamo tutti e decolliamo a traino; il meteo è marginale e vicino a Castiglione del Lago nella nostra direzione c’è un forte rovescio. Decidiamo di virare a destra, al limite della perturbazione, mantenendoci spesso nella prima pioggerellina, e arriviamo a deviare quasi fino a Sansepolcro, dove continuiamo a costeggiare il temporale che ci porta vicini a Forlì. Le prestazioni dei nostri aerei al traino, con il Rotax 100 hp aspirato e le alte quote per scavallare l’Appennino, e infine il peso della pioggia, iniziano a essere un po’ compromesse. Verso la pianura è sereno, ma abbiamo pianificato di tornare a Pavullo, che nel frattempo sembra essersi liberata dal temporale. Decidiamo comunque di virare sulla pedemontana romagnola, per poi arrivare a Pavullo dopo quasi 2h 30’, con l’aeroporto ancora allagato dal precedente temporale. Nonostante il volo lungo e stressante mi ricordo di passare alto sopra il paese, per sganciare il cavo prima di atterrare. Arriviamo in tempo per un meritato piatto di tagliatelle al ragù e un brodo caldo per Stefano; dopo tutta quella pioggia ci sentiamo un po’ come due pulcini bagnati… Nel ritorno da Pavullo ad Alzate il tempo è bello e non crea problemi. Arrivati ad Alzate, siamo finalmente a casa dopo aver concluso un corso di abilitazione, una settimana di volo a vela full-immersion e dei voli di trasferimento al traino non sempre rilassanti, ma molto formativi, che dimostrano una volta di più come anche con gli ultraleggeri, con la irrinunciabile preparazione, il limite sia ormai solo la nostra fantasia.